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domenica 15 aprile 2018

La follia del genere umano

Questa notte il mio sogno era pieno di simboli.
Camminavo con alcuni amici per una delle vie che corrono lungo il torrente della mia città e, alzando gli occhi verso un condominio, incuriosita dal rumore meccanico e abbastanza forte che rrivava dall'alto, vedevo un appartamento con tre grandi finestre completamente ristrutturato in legno di mogano, da queste aperture spuntavano nell'ordine, un mezzobusto di un Cristo crocifisso /sulla sinistra), al centro una donna piangente quasi affacciata tutta in legno, e a destra un piccolo crocifisso, sempre a mezzo busto, con un bambino inchiodato. Ognuno in legno pregiato. Dietro di loro c'erano delle aste, sembravano come tapparelle sfondate, rovinate, decadenti, sempre della stessa fattura dei tre elementi. Uno dei miei compagni mi raccontava che la proprietaria di quell'appartamento aveva subìto un grave lutto, non capivo se per mano altrui, o per quale avvenimento, e così commemorava questo dolore eterno con questa "scultura" che aveva fatto installare, costossissima tra l'altro, in modo che ogni passante potesse vederla e ricordare o porsi domande. Allo scoccare di ogni ora si aprima come un sipario e uscivano queste tre statue.
Era terrificante e allo stesso tempo ti uccideva dentro, come una rasoio affilatissimo.
Apparteneva alla comunità della Chiesa (dove a volte vado a cantare), io però non mi ero mai accorta di lei, i miei amici mi consigliavano di non guardarla mai negli occhi (che nascondeva dietro un velo nero), perché si rischiava di non uscire più da quel vortice di dolore e follia che portava con se.
Rientravo a casa, pensando a quanto avevo visto per strada e aprendo la porta trovavo  il mio appartamento (tra l'altro diverso da quello dove abito), pieno di escrementi, in ogni stanza, cucina, sala, camera, bagno, corridoio. I mie cani, il gatto, avevano riempito il posto dove vivevo di cacca. Anche nell'atrio, nell'androne, la porta era aperta (chi l'aveva aperta?) e loro erano usciti per fare i bisogni anche fuori. Iniziavo a pulire, raccogliere, lavare, disinfettare, più pulivo più sporacvo, più mi sentivo sporca, più le mie mani si inzozzavano...ero disperata, ero furiosa, ripensavo a quanto avevo visto per strada...
Il sogno cambiava, scendevo delle lunghe scalette in porfido, scolpite dentro una grotta che scendeva verso il basso, ogni tanto qualche feritoia sia priva verso l'esterno, sembrava quasi il passaggio verso una catacomba...mi ritrovavo in Chiesa, a messa, una delle coriste aveva avuto due figlie gemelle (come mai io non mi ero accorta di nulla? Non si vedeva assolutamente che era in ateesa), come tutti le facevo i miei complimenti, poi mi giravo verso le due gemelline, i loro occhi erano chiarissimi, quasi trasparenti, delle leggere venature di rosso si intravedevano intorno all'iride, il loro sorriso era strano, sembrava che dovessero parlarmi, dirmi qualcosa...erano appena nate eppure erano già adulte.

sabato 20 gennaio 2018

Il tempo sulla pelle

Ho sognato molto ma nulla mi ha colpito come questo piccolo ricordo di questa notte. La mente si diverte a farmi brutti scherzi, sembra quasi di sentire il fiato lieve della morte sul collo.
Nel sogno avevo fatto un bagno e mi stavo asciugando, guardavo le mie braccia, le mie gambe, allo specchio la schiena.
La pelle non era più elastica, leggermente avizzita, cadente, come un frutto appassiti.
Guardandomi ancora allo specchio iniziano ad intravedere le ossa che poco per volta diventavano sempre più delineate dalla pelle molle e rugosa.
Vedevo le vertebre della schiena, una ad una, a tibia, le altre ossa del corpo.
Sotto i miei occhi mi trasformavo in una mummia.
Un senso di angoscia e impotenza copriva ogni cosa è nel sogno mi rendevo conto di essere morta.

lunedì 30 ottobre 2017

Il Cobra e il cane nero

Dopo mesi ecco un altro sogno interessante. 

Ero in ufficio, c'era parecchio da fare, eravamo molto tese per le scadenze imminenti. La mia collega più"anziana" mi lasciava dei foglietti da compilare per un cliente che doveva chiedere un'autorizzazione al Tribunale attraverso la presentazione in Comune di nuovi micro-moduli. Io scleravo lamentandomi delle fatture e altre scadenze che avevo, in preda ad una crisi isterica (normale amministrazione). Ero infuriata, già dovevo collegarmi da casa per sveltire le pratiche...


Si respirava una brutta aria, eravamo tutte nervose, la collega più giovane non diceva nulla, il capo spazientito. Prendevo i documenti e iniziavo a compilare...ad un certo punto andavo a controllare una teca di dimensioni normali, piena di piantine verdi e con dell'acqua. 


Era del cliente. 


Vedevo qualcosa strisciare, un piccolo serpente forse...no. Era qualcosa di peggio. Era un Cobra. La sua testa iniziava a ingrandirsi e cercava di uscire. Prendevo la teca con le mani, gridando alle mie colleghe di stare lontane, riferivo al capo quanto stava accadendo ma il tempo stringeva. 

Giù di corsa, per le scale, con questa cosa strana e il serpente che mi minacciava. Non so come arrivavo in Tribunale, una struttura vecchia, in legno, con tante scale che sembravano un labirinto di Escher, non ero nemmeno a Rapallo. Trovavo un cane nero, di medie dimensioni (più grande di Giotto). 
Senza pensarci troppo agguantavo il Cobra e lo davo in pasto al cane....Il cane aveva già mangiato un altro serpente, lo vedevo dalla pancia, che era gonfia. Ora anche il suo stomaco era così e il Cobra non era ancora morto. 

Mi prendeva il forte senso di colpa, per il cane più che altro perché il serpente voleva uccidermi. Cosi giravo per il Tribunale con il cane nero cercando una soluzione, sperando che non morisse a causa mia, per il morso del Cobra e dell'altro serpente. 


Chissà dove lo aveva trovato...povero cane nero con i due serpenti dentro.